CITAZIONE
Insomma, se leggo il peso e lo invio via seriale (o altro sistema digitale), l'unico errore che commetto sarà nella lettura.
Se invece questo valore lo devo trasformare in analogico, poi da analogico trasformarlo nuovamente in digitale, bè, non mi pare che questi passaggi si possano trascurare, anche perché, molto probabilmente, l'errore maggiore sarà quello commesso dall'ingresso analogico del plc.
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Forse si sta facendo un poco di confusione. Vediamo di ricapitolare.
Soluzione attuale.
Cella di carico --> amplificazione --> interfaccia --> conversione --> invio in seriale al PLC
Soluzione eventuale
Cella di carico --> condizionatore (amplificazione) -->interfaccia + convertitore all'interno del PLC.
Le catene di misura sono identiche, se fossero identiche anche le classi di precisione dei componenti si avrebbe identità di errore. L'unico miglioramento possibile lo si ottiene tenedo il collegamento tra cella e amplificatore il più corto posibile.
E' evidente che se amplifichi, converti A/D, riconverti in analogico per poi riconvertirlo in digitale gli errori crescono, eccome se crescono. Però una catena siffatta mi pare frutto di mente masochista

. E' impensabile che un progettista di automazione, degno di questo nome, metta in atto una simile filosofia di misura se non costretto da serie minacce alla sua vita

CITAZIONE
Dovevo a suo tempo regolare un anello chiuso ( controllo di tiro ) con cella di carico, e il sistema funzionava solo se non pretendevi l'America.
Non so cosa intendi per America però ti posso assicurare, con più di 30 anni di esperienza in proposito, che
se sai cme si deve fare, le regolazioni di tiro con cella di carico funzionano benissimo. Le precisioni ottenibili sono funzione della bontà della cella, del sistema di misura e del corretto dimensionamento dell'azionamento. Se così non fosse sarebbe un po' difficile avere della buona carta

CITAZIONE
... l'ingresso analogico del PLC genera errore, non solo in termini di valore restituito, ma anche in termini di tempo ( ritardo di conversione ).
Tutti i convertitori A/D introducono errori di misura e ritardi di conversione. L'entità di errori e ritarti è funzione della classe del convertitore.
Il vero problema, in una regolazione, non è nel ritardo (entro certi limiti) ma:
1 - nella costanza del ritardo
2 - nella sua esatta quantificazione.
Generalmente è più facile e affidabile determinare questo ritardi in una periferica locale piuttosto che in una periferica decentrata e letta via bus di campo.
E' evidente che se la periferica di conversione del PLC è una ciofeca i risultati saranno scadenti, ma questo dipende dal materiale impiegato non dalla filosofia.