http://www.elcla.itqui si trovano 10 modelli di "filtri magnetici" dal più piccolo, 3/4" e ca. 1.000 l/h, a 4" e ca. 39.000 l/h.
Ho molti dubbi su come può un magnete, anche così grande come quello da 4", a "trasformare" efficacemente il carbonato di calcio dissolto in un flusso idrico di 39 mc all'ora.
Nel sito c'è un certificato del 1994 dell'Istituto Ricerche Breda relativo alla verifica di efficacia di questi "filtri magnetici" o acceleratori ionici in grado di generare campi magnetici permanenti. Questi strumenti sono utilizzabili per diminuire il potere incrostante delle acque sottoposte a scambio termico, senza alterare le caratteristiche chimico-fisiche originali.
E' stata eseguita una prova in due circuiti chiuso di rame con flusso d'acqua a 80-90°C, uno con l'acceleratore ionico e l'altro senza.
Al termine della prova i tubi di rame sono stati sezionati longitudinalmente e ispezionati.
Ambedue i tubi presentavano un deposito lungo le pareti, l'aspetto di tale deposito era però diverso nei due casi; quello in cui fluiva acqua trattata con l'acceleratore ionico era di tipo polverulento ed incoerente, mentre quello in cui fluiva acqua non trattata con l'acceleratore ionico era più compatto e, sollecitato, si staccava dal tubo in scaglie.
I depositi sono stati inoltre sottoposti ad analisi cristallografica per mezzo della diffrazione dei raggi X (metodo delle polveri di Debye-Scherrer). Ambedue i depositi mostravano lo stesso abito cristallografico, ovvero i depositi erano costituiti, nella quasi totalità, da Aragonite. Una ulteriore indagine morfologica condotta attraverso il microscopio elettronico a scansione, mostrava invece che
i due tipi di deposito erano diversi, quello proveniente dal circuito senza trattamento con l'acceleratore ionico era formato da cristalli prismatici più regolari e compatti, mentre quello proveniente dal circuito con inserito l'acceleratore ionico mostrava cristalli meno regolari, più aciculari e meno compatti.
In pratica l'azione dell'acceleratore ionico è stata quella di rendere il deposito meno compatto e quindi più facilmente asportabile dal flusso idrico.
Il rapproto del test non espone gli approfondimenti necessari per meglio comprendere come è stato eseguito il test, ad esempio il diametro del circuito soggetto ad esame e le quantità di carbonato di calcio o aragonite in circolo.
Come al solito, prima dfei rapporti tecnici delle aziende produttrici, preferisco il parere di qualcuno che ha correttamente installato qualcosa del genere e che ha testato il funzionamento.
altri pareri?
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