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DICHIARAZIONE DI CONFORMITA' ALLA REGOLA DELL'ARTE _ IMPIANTO ELETTRICO


vitoqu
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Buonasera a tutti,

in qualità di tecnico di parte in una controversia devo verificare ed eventualmente contestare la validità di una DICHIARAZIONE DI CONFORMITA' esibita dalla controparte per un impianto elettrico di un appartamento che, qualche giorno prima della consegna al locatario, presentava degli evidenti vizi e difetti tecnici nel bagno: cassetta elettrica posta esternamente a parete con interruttori e prese all'interno della sagoma della vasca da bagno - quindi zona 1 (cassetta poi eliminata e sostituita da coperchio circolare a copertura di una scatola incassata) - e prese elettriche poste a circa 20 cm dal bordo lavandino).

Nel corso del procedimento il locatore ha prodotto detta dichiarazione di conformità che si riferisce, per quanto riportato nel documento, ad un intervento parziale di trasformazione (come da casella spuntata nel certificato) per "FORNITURA ED INSTALLAZIONE DI UN MAGNETOTERMICO DIFFERENZIALE (SALVAVITE) IN PROSSIMITA' DEL CONTATORE ENEL" (come da descrizione schematica riportata nel documento).

Per questa dichiarazione di conformità la controparte non ha prodotto finora gli allegati obbligatori, pur avendone smarcato le caselle corrispondenti:

- relazione con tipologia dei materiali utilizzati,

- schema di impianto realizzato,

- copia di certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali.

 

Inoltre il documento non riporta un numero (progressivo, di protocollo o altra utile identificazione) sulla prevista riga posta immediatamente sotto la dicitura di intestazione All. I - DICHIARAZIONE DI CONFORMITA' DELL'IMPIANTO ALLA REGOLA DELL'ARTE. Numero che possa appunto individuare il documento come emesso e registrato dal soggetto emettente anche ai fini di una eventuale ricerca e verifica della data effettiva di emissione.

Questo perchè, a mio parere potrebbe essere possibile che il certificato possa essere stato emesso con data qualsiasi oppure per interventi mai eseguiti. Cioè, la data riportata in fondo al documento non è verificabile come data certa di emissione.

Quindi, chiedo se l'emissione di un allegato I _ DICHIARAZIONE DI CONFORMITA' sia da intendersi valido e regolare solo se completo anche di numero progressivo di emissione e data certi e verificabili.

Nel dibattimento il Giudice chiede di accertare, tra le altre cose, se per detti vizi l'impianto elettrico è da ritenersi a norma e se in quelle condizioni l'immobile potesse essere locabile e idoneo per la sicurezza degli occupanti.

 

In merito a tutto ciò chiedo un confronto con chi di voi voglia replicare.

Scusate le lungaggini ..  ho cercato di stringere il più possibile la narrazione sperando di essere stato chiaro nella esposizione dei fatti.

 

Grazie

 

 

 

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Ciao vitoqu 

Non sei stato lungo , anzi , bisogna conoscere ogni particolare , anche se sara difficile , perché non conosciamo tutto il discorso .

 

Piuttosto , permettimi alcune domande

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

qualità di tecnico di parte

Scusami...ma tu come tecnico hai questi dubbi ?

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

presentava degli evidenti vizi e difetti tecnici nel bagno: cassetta elettrica posta esternamente

Esatto , guai.....

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

sostituita da coperchio circolare

Quindi vi è una scatola tonda dietro ?   Ma ci passano i fili ?

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

prese elettriche poste a circa 20 cm dal bordo lavandino).

Non vi è  divieto e stranamente non ci sono misure da rispettare per un lavabo

 

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

FORNITURA ED INSTALLAZIONE DI UN MAGNETOTERMICO DIFFERENZIALE (SALVAVITE) IN PROSSIMITA' DEL CONTATORE ENEL" (c

L insrallatore ha scritto salvavita ?  

 Ma si parla di un bagno....invece e qui e un differenziale a valle enel

 

Esatto il tuo ragionamento sugli allegato obbligatori

 

Ma secondo me la domanda principale è  ;  questa dichiarazione è  stata fatta seguito di quali lavori , ed ordinato da chi ?

 

La dichiarazione   che io sappia,  è  identificabile a mezzo data , timbro e firma.   Il numero progressivo...è  un criterio per archiviarla , ma nella normativa non se ne parla

 

Ma nuovo impianto ?  O qualche toppa qua e la mascheratadamanutenzione straordinaria ?

 

Se il proprietario incarica un installatore per montare un differenziale   , lui non è  responsabile del bagno.....

 

Se invece e i lavori erano relativi ai lavori per larispondenzaai requisiti.minimi   cambia il discorso....

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

Nel dibattimento il Giudice chiede di accertare, tra le altre cose, se per detti vizi l'impianto elettrico è da ritenersi a norma e se in quelle condizioni l'immobile potesse essere locabile e idoneo per la sicurezza degli occupanti.

Esatto , proprio quello che volevo dire io

Edited by luigi69
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Maurizio Colombi

I vizi riscontrati nella realizzazione dell'impianto elettrico, come li hai descritti, sono contestabili basandosi sulle norme in essere al momento della realizzazione dell'impianto elettrico, ma soprattutto sulla reale condizione dell'impianto.

 

La mancanza degli allegati è contestabile in quanto è espressamente dichiarato e firmato da chi ha rilasciato il documento.

 

Il numero di protocollo non l'ho mai messo. Non le protocollo in base alla data di rilascio, ma nella cartella di ogni singolo intervento e ti assicuro che torvo tutte le dichiarazioni dalla prima all'ultima. Per la data, fa fede la data del rilascio, quella riportata in calce alla dichiarazione e quella riportata dal committente che firma per ricevuta.

Edited by Maurizio Colombi
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Una dichiarazione di conformità senza gli allegati obbligatori che io sappia non è valida. 

Il numero progressivo secondo me ci deve essere.

Per prima cosa io contrellerei  se chi ha prodotto la dichiarazione di conformità abbia i requisiti.  Con una visura camerale si vede subito. Magari è proprio falsa.

Vero anche che spesso compilano le dico tralasciando di dare gli allegati obbligatori.

 Per quanto riguarda le prese vicino al lavandino se stanno a più di 60 cm dalla vasca ci possono stare.

L'impianto bisogna vederlo per poter dire se è sicuro.

Io ipotizzo di no, se hanno messo il differenziale ora mi da idea di un vecchio impianto che il proprietario ha pensato di sanare col minimo sindacale. 

La presenza dell'interruttore e presa nella vasca da bagno la dice lunga. 

 

 

 

 

 

Edited by soltec
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16 minuti fa, luigi69 ha scritto:

Ma secondo me la domanda principale è  ;  questa dichiarazione è  stata fatta seguito di quali lavori , ed ordinato da chi ?

Giusta osservazione

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elettromega

Ciao  quanti anni ha l'impianto?,da come lo descrivi sembra degli anni 50/60 , ai tempi era "normale" campanello  tirante nella vasca a 230v  e presa lavatrice .  se è prima del 90 non era obbligatoria la dichiarazione,per la messa a norma, dopo il 90  bastava installare un magnetotermico differenziale .chi redige la dichiarazione è responsabile solo di quello che ha dichiarato , quindi sostituzione del mt differenziale e compatibilità con l'impianto , il resto dell'impianto non può essere incluso perché non è stato fatto da lui.qui una dichiarazione di  rispondenza poteva essere fatta e includeva tutto se fosse stato prima del 90  . per la 46 /90  , n1 copia al  Comune N1 copia camera di commercio N1 cliente N 1 installatore  per la 37/08  idem solo se serve l'abitabilità o licenza edilizia  allo sportello unico del comune altrimenti  si lasciano al cliente per eventuali usi futuri  . Volendo si può cercare se sono state depositate, quando depositavo le 46/90 al protocollo avevo la data di consegna sulla mia copia.

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Il 27/4/2020 alle 21:07 , luigi69 ha scritto:

Ciao vitoqu 

Non sei stato lungo , anzi , bisogna conoscere ogni particolare , anche se sara difficile , perché non conosciamo tutto il discorso .

 

Piuttosto , permettimi alcune domande

 

Scusami...ma tu come tecnico hai questi dubbi ?

 

Esatto , guai.....

 

Quindi vi è una scatola tonda dietro ?   Ma ci passano i fili ?

 

Non vi è  divieto e stranamente non ci sono misure da rispettare per un lavabo

 

 

L insrallatore ha scritto salvavita ?  

 Ma si parla di un bagno....invece e qui e un differenziale a valle enel

 

Esatto il tuo ragionamento sugli allegato obbligatori

 

Ma secondo me la domanda principale è  ;  questa dichiarazione è  stata fatta seguito di quali lavori , ed ordinato da chi ?

 

La dichiarazione   che io sappia,  è  identificabile a mezzo data , timbro e firma.   Il numero progressivo...è  un criterio per archiviarla , ma nella normativa non se ne parla

 

Ma nuovo impianto ?  O qualche toppa qua e la mascheratadamanutenzione straordinaria ?

 

Se il proprietario incarica un installatore per montare un differenziale   , lui non è  responsabile del bagno.....

 

Se invece e i lavori erano relativi ai lavori per larispondenzaai requisiti.minimi   cambia il discorso....

 

Esatto , proprio quello che volevo dire io

 

Cerco volentieri di rispondere in ordine alle tue domande:

 

- Personalmente non ho grandi dubbi ma devo controdedurre alla relazione del  CTU il quale, a mio avviso, non ha posto le dovute attenzioni alle questioni dell'impianto elettrico limitandosi a descrivere quanto ha visto senza approfondire;

 

- Dietro il coperchio tondo, attualmente sormontato da un montante di telaio box doccia, c'è una scatola circolare incassata che in precedenza era sormontata da una scatola esterna applicata a parete contenente interruttore di accensione e prese. Nella cassetta sicuramente ci passano dei fili che credo siano stati anche giuntati per raggiungere il corrispondente interruttore che è stato nel frattempo posto esternamente al locale bagno per l'accensione dal corridoio. E' come se fosse di fatto diventata una cassetta di derivazione. Il CTU non si è scomodato per aprire le cassette e accertarsi di questo.

 

- In effetti non c'è espresso divieto nelle norme e, se non sbaglio, la zona intorno al lavandino non è classificata come zona 1 o zona 2. Però c’è qualche parte della norma che dica che prese e interruttori debbano avere un grado di protezione almeno IPX4?

- Si, l’installatore così ha riportato sulla dichiarazione di conformità.

 

- Quindi, per tutto il resto, significa che la Dichiarazione di Conformità prodotta e mancante degli allegati obbligatori (documento per me molto dubbio nella forma e nella sostanza, direi fasullo) è completamente inutile per le scempiaggini del bagno?

- E' tecnicamente corretto definire l'impianto, così come si è presentato agli occhi del locatario, non a norma e non sicuro e quindi l'immobile non locabile in quelle condizioni?

 

Grazie

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Il 27/4/2020 alle 21:20 , soltec ha scritto:

Una dichiarazione di conformità senza gli allegati obbligatori che io sappia non è valida. 

Il numero progressivo secondo me ci deve essere.

Per prima cosa io contrellerei  se chi ha prodotto la dichiarazione di conformità abbia i requisiti.  Con una visura camerale si vede subito. Magari è proprio falsa.

Vero anche che spesso compilano le dico tralasciando di dare gli allegati obbligatori.

 Per quanto riguarda le prese vicino al lavandino se stanno a più di 60 cm dalla vasca ci possono stare.

L'impianto bisogna vederlo per poter dire se è sicuro.

Io ipotizzo di no, se hanno messo il differenziale ora mi da idea di un vecchio impianto che il proprietario ha pensato di sanare col minimo sindacale. 

La presenza dell'interruttore e presa nella vasca da bagno la dice lunga. 

 

 

 

 

 

 

Per come si è presentato l'impianto non sembra per niente sicuro. Interruttore e prese posticce in zona vasca da bagno, poi eliminate ma con cassetta e fili ancora presenti, la dice tutta.

Concordo con la tua ipotesi di impianto vecchio sul quale si è intervenuti con qualche minimo accorgimento....

coperchio tondo vasca.jpg

SALVAVITA.jpg

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Il 27/4/2020 alle 21:53 , elettromega ha scritto:

Ciao  quanti anni ha l'impianto?,da come lo descrivi sembra degli anni 50/60 , ai tempi era "normale" campanello  tirante nella vasca a 230v  e presa lavatrice .  se è prima del 90 non era obbligatoria la dichiarazione,per la messa a norma, dopo il 90  bastava installare un magnetotermico differenziale .chi redige la dichiarazione è responsabile solo di quello che ha dichiarato , quindi sostituzione del mt differenziale e compatibilità con l'impianto , il resto dell'impianto non può essere incluso perché non è stato fatto da lui.qui una dichiarazione di  rispondenza poteva essere fatta e includeva tutto se fosse stato prima del 90  . per la 46 /90  , n1 copia al  Comune N1 copia camera di commercio N1 cliente N 1 installatore  per la 37/08  idem solo se serve l'abitabilità o licenza edilizia  allo sportello unico del comune altrimenti  si lasciano al cliente per eventuali usi futuri  . Volendo si può cercare se sono state depositate, quando depositavo le 46/90 al protocollo avevo la data di consegna sulla mia copia.

 

L'edificio è degli anni 60/70 e l'impianto probabilmente risale a quell'epoca. Prese e interruttori sono di quell'epoca

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ho letto le tue risposte

secondo me, ci sono piu cose che si sono sommate.... un esempio:

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

- Si, l’installatore così ha riportato sulla dichiarazione di conformità.

se l'installatore ha scritto sulla dichiarazione di conformità "salvavita" , poverino lui.... non infierisco oltre...

 

1 ora fa, vitoqu ha scritto:

Quindi, per tutto il resto, significa che la Dichiarazione di Conformità prodotta e mancante degli allegati obbligatori (documento per me molto dubbio nella forma e nella sostanza, direi fasullo) è completamente inutile per le scempiaggini del bagno?

 

io provo a fare una ipotesi..provo...

 

Secondo me il proprietario dell'immobile , volendolo locare, ha chiamato un installatore qualsiasi , magari quello che costava meno ( e che ne capiva meno ) , chiedendogli di mettere un differenziale nelle cantine , credendo cosi di mettere a posto tutto l'impianto .

Che se davvero risale agli anni 70 , non è e non lo sarà mai a posto , bisognerà rifarlo , non esistono requisiti minimi che reggano .

 

provo a proseguire con la mia ipotesi

 

  • SE il proprietario dell'immobile ha chiamato un installatore per installare un differenziale , solo ed esclusivamente in differenziale , questo le norme lo ammettono , e l'installatore rilascerà una dichiarazione SOLO ed ESCLSIVAMENTE per il lavoro da lui svolto .  Nulla toglie che il proprietario chiami un altro installatore per "spostare" scatole inopportune o per rifare parzialmente, piuttosto che ne chiami un terzo per la TV , e via di seguito .  normativamente , però l'installatore deve stare attento , in quanto sulla dichiarazione di conformità esiste la crocetta  controllato l'impianto ai fini della sicurezza...se ha solo installato il differenziale , senza procedere ad un minimo di verifica... come fa a dichiarare questo ?
  • SE il proprietario ha chiamato un installatore dicendogli , metti a posto l'impianto , facendomi spendere il meno possibile, tanto devo affittarlo......povero installatore, senza saperlo si  è caricato di responsabilità che lo porteranno sicuramente nei guai

nulla toglie che se mancano gli allegati...la firma sulla dichiarazione  è un falso ,  in quanto la dicitura  è allegati obbligatori

 

Quello che mi sento di chiederti , se mi è sfuggito ti chiedo scusa, ridimmelo :

Quali lavori sono stati richiesti dal proprietario all'installatore ?

Esiste una fattura dell'installatore dove specifica un minimo il lavoro eseguito ?

 

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50 minuti fa, luigi69 ha scritto:

ho letto le tue risposte

secondo me, ci sono piu cose che si sono sommate.... un esempio:

 

se l'installatore ha scritto sulla dichiarazione di conformità "salvavita" , poverino lui.... non infierisco oltre...

 

 

io provo a fare una ipotesi..provo...

 

Secondo me il proprietario dell'immobile , volendolo locare, ha chiamato un installatore qualsiasi , magari quello che costava meno ( e che ne capiva meno ) , chiedendogli di mettere un differenziale nelle cantine , credendo cosi di mettere a posto tutto l'impianto .

Che se davvero risale agli anni 70 , non è e non lo sarà mai a posto , bisognerà rifarlo , non esistono requisiti minimi che reggano .

 

provo a proseguire con la mia ipotesi

 

  • SE il proprietario dell'immobile ha chiamato un installatore per installare un differenziale , solo ed esclusivamente in differenziale , questo le norme lo ammettono , e l'installatore rilascerà una dichiarazione SOLO ed ESCLSIVAMENTE per il lavoro da lui svolto .  Nulla toglie che il proprietario chiami un altro installatore per "spostare" scatole inopportune o per rifare parzialmente, piuttosto che ne chiami un terzo per la TV , e via di seguito .  normativamente , però l'installatore deve stare attento , in quanto sulla dichiarazione di conformità esiste la crocetta  controllato l'impianto ai fini della sicurezza...se ha solo installato il differenziale , senza procedere ad un minimo di verifica... come fa a dichiarare questo ?
  • SE il proprietario ha chiamato un installatore dicendogli , metti a posto l'impianto , facendomi spendere il meno possibile, tanto devo affittarlo......povero installatore, senza saperlo si  è caricato di responsabilità che lo porteranno sicuramente nei guai

nulla toglie che se mancano gli allegati...la firma sulla dichiarazione  è un falso ,  in quanto la dicitura  è allegati obbligatori

 

Quello che mi sento di chiederti , se mi è sfuggito ti chiedo scusa, ridimmelo :

Quali lavori sono stati richiesti dal proprietario all'installatore ?

Esiste una fattura dell'installatore dove specifica un minimo il lavoro eseguito ?

 

 

Approfondisco con gli antefatti il racconto della vicenda ... però dovrò dilungarmi un pò.

 

Il locatore propone sul mercato degli affitti l'immobile nelle condizioni qui descritte (ci sono anche altre questioni che riguardano l'impianto del gas che magari dirò dopo). Un tizio visita sommariamente l'appartamento ancora occupato da inquilini prossimi all'uscita, non si accorge di ciò che accade nel bagno (non ci è proprio entrato per educazione) e in buona fede si impegna comunque, economicamente e con accordo privato scritto, a stipulare un successivo contratto di locazione di lì a qualche mese quando l'immobile sarebbe stato liberato. A quel momento, dopo l'accordo scritto ma prima di un contratto regolare e della presa in consegna, visita nuovamente e approfonditamente l'immobile rilevando i vizi e i difetti qui narrati e contestandoli al proprietario al quale comunica, il giorno dopo, di voler rinunciare alla locazione considerato lo stato di pericolosità degli impianti. Chiede la restituzione delle somme anticipate. Il proprietario si rifiuta e così si arriva al procedimento giudiziario avviato dal promittente locatario.

 

In sede di sopralluogo congiunto con il CTU abbiamo riscontrato che la cassetta in Zona2 del bagno era stata soppressa e coperta con coperchio circolare sormontato da telaio per la zona doccia montato a bordo vasca. Il tasto di accensione del bagno era stato spostato esternamente al locale bagno e posizionato dalla parte opposta della muratura (tramezzatura da 10 cm). Non saprei dire se chi ha eseguito questa modifica abbia fatto altro. Quanto meno, io credo che se avesse voluto impegnarsi almeno un pò e mettersi un pò più tranquillo il proprietario avrebbe dovuto sopprimere del tutto la cassetta tonda incassata a parete, sostituire se possibile l'intero tratto di cavi elettrici fino alla nuova posizione dell'accensione esternamente al locale bagno (nel corridoio) e ricomporre il rivestimento delle piastrelle del bagno.

Sui lavori richiesti all'installatore e circa la fattura non ho documentazione. Rimane il fatto che il proprietario produce al CTU una Dichiarazione di Conformità datata circa sei mesi prima, priva come detto di allegati, di numero progressivo e, in effetti, dichiarando nel documento di aver "controllato l'impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo avendo eseguito le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di legge".

 

Approfitto per chiedere un altro chiarimento: l'area delle pareti intorno al lavandino (parete opposta alla vasca) è classificata Zona3, giusto? ho letto da qualche parte che l'installazione delle prese elettriche è permessa in Zona3 a condizione che le prese siano protette con interruttore differenziale da 30mA. Quindi, tornando alla questione della presa a 20cm dal bordo lavandino, pur non essendoci restrizioni sulla esistenza delle prese queste però, se capisco bene, dovrebbero appartenere ad un circuito a parte protetto da differenziale. E' giusto?

 

Grazie ancora

 

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elettromega

Potrebbe essere ,che l'inquilino precedente ha modificato l'impianto a sua insaputa,quindi ha dovuto porre rimedio scollegando quello che era stato aggiunto su vostra segnalazione . non si fa una dichiarazione per togliere cose aggiunte 

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26 minuti fa, elettromega ha scritto:

Potrebbe essere ,che l'inquilino precedente ha modificato l'impianto a sua insaputa,quindi ha dovuto porre rimedio scollegando quello che era stato aggiunto su vostra segnalazione . non si fa una dichiarazione per togliere cose aggiunte 

 

Ma in ogni caso non sono sicuro che quel coperchio tondo e quindi la cassetta incassata possa stare in Zona1 o Zona2. Tolta la cassetta a parete con interruttore e prese e lasciata la cassetta incassata con coperchio è come se questa sia diventata una cassetta di derivazione.

Credo che il proprietario debba controllare, provvedere e consegnare l'immobile in condizioni di totale sicurezza e non sistemato alla meno peggio.

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Riassumo brevemente...perchè sto un po perdendo il filo del discorso...

Secondo il mio parere, ci si sta soffermando su particolari...che si sono fuori norma, ma denotano un impianto vecchio e sicuramente non adatto

 

Qui il problema ono è la scatola rotonda.....

 

Credo qui il problema sia che il proprietario , o per poca conoscenza, o per volere "fregare" un nuovo affittuario....abbia chiamato un elettricista a sua volta un po ingenuo .  Non sappiamo e personalmente non voglio pronunciarmi se la cosa sia intenzionale o no

 

lo deduco da quello scritto fino ad adesso

 

e oltretutto , da quello che ho capito... il propietario , riceve i soldi da un accordo scritto , recide lui l'accordo, e non ridà indietro i soldi ?  ho capito bene ?

 

21 ore fa, vitoqu ha scritto:

Sui lavori richiesti all'installatore e circa la fattura non ho documentazione.

Come gia citato prima, senza questa documentazione, possiamo continuare a parlare in eterno , ma  non trarremo mai una conclusione

 

21 ore fa, vitoqu ha scritto:

Rimane il fatto che il proprietario produce al CTU una Dichiarazione di Conformità datata circa sei mesi prima, priva come detto di allegati, di numero progressivo e, in effetti, dichiarando nel documento di aver "controllato l'impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo avendo eseguito le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di legge".

abbiamo appurato che se manca un numero progressivo , fa fede la data , npn è questo il problema

con il fatto che essendo gia abitabile l'alloggio , a fine lavori non si sia in obbligo di rilasciare entro 30 gg fine lavori e copia al comune...questo ha generato il pasticcio , non sappiamo quindi se la dichiarazione sia veritiera, post datata o antecedentemente datata

 

 

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Il 30/4/2020 alle 17:42 , luigi69 ha scritto:

Riassumo brevemente...perchè sto un po perdendo il filo del discorso...

Secondo il mio parere, ci si sta soffermando su particolari...che si sono fuori norma, ma denotano un impianto vecchio e sicuramente non adatto

 

Qui il problema ono è la scatola rotonda.....

 

Credo qui il problema sia che il proprietario , o per poca conoscenza, o per volere "fregare" un nuovo affittuario....abbia chiamato un elettricista a sua volta un po ingenuo .  Non sappiamo e personalmente non voglio pronunciarmi se la cosa sia intenzionale o no

 

lo deduco da quello scritto fino ad adesso

 

e oltretutto , da quello che ho capito... il propietario , riceve i soldi da un accordo scritto , recide lui l'accordo, e non ridà indietro i soldi ?  ho capito bene ?

 

Come gia citato prima, senza questa documentazione, possiamo continuare a parlare in eterno , ma  non trarremo mai una conclusione

 

abbiamo appurato che se manca un numero progressivo , fa fede la data , npn è questo il problema

con il fatto che essendo gia abitabile l'alloggio , a fine lavori non si sia in obbligo di rilasciare entro 30 gg fine lavori e copia al comune...questo ha generato il pasticcio , non sappiamo quindi se la dichiarazione sia veritiera, post datata o antecedentemente datata

 

 

Ti faccio un breve riepilogo della storia:

- La presenza dell'attuale scatola rotonda (e di ciò che c'era prima) è l'origine della questione;

- Probabilmente al proprietario interessa solo affittare l'immobile trascurando certi aspetti di efficienza e presentabilità. Ritiene che l'impianto (gli impianti .. anche per il gas ci sono dei problemi) sia del tutto regolare e ritiene che l'immobile sia locabile (e in effetti nel frattempo ha dato l'immobile in locazione ad altro soggetto);

- Non è il proprietario a recidere l'accordo ma è il potenziale locatario che, vista la pericolosità degli impianti, rinuncia alla stipula di un regolare contratto e chiede la restituzione dei soldi;

- Dopo la rinuncia del potenziale locatario il proprietario fa eseguire lo spostamento dell'accensione del bagno dalla parte esterna al bagno mentre, in parete interna, rimane la scatola tonda incassata descritta (non so altro di eventuali altri lavori);

- Il proprietario produce una dichiarazione di conformità, risalente a circa 6 mesi prima, incompleta ed inutile (a mio parere ci sono molti dubbi sulla autenticità del documento);

- La dichiarazione esibita nulla ci dice sulla regolarità dell'impianto esistente e su questo il CTU non ha approfondito e non ha accertato che tipo di impianto c'è, che quadro elettrico, che cavi ci sono e di che sezione etc ....

 

Come consulente di parte del potenziale locatario devo produrre delle controdeduzioni, obiettive e circostanziate, che mettano in evidenza tutti gli elementi per i quali l'impianto non può essere considerato "in sicurezza".

 

Secondo te, si può concretamente affermare ed è dimostrabile che non ci sono le condizioni di sicurezza per quell'impianto? Ciao

 

 

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Maurizio Colombi

Mettiamo da parte le varie disquisizioni sul numero del documento, sull'incompletezza dello stesso e sulla forma di presentazione della Dichiarazione di Conformità che potrebbero renderlo impugnabile senza nessun problema.

Lasciamo perdere il fatto della reperibilità dei documenti dell'epoca che, ad eccezione della visura camerale, saranno pressochè introvabili.

A questo punto tu dici:

8 ore fa, vitoqu ha scritto:

La dichiarazione esibita nulla ci dice sulla regolarità dell'impianto esistente e su questo il CTU non ha approfondito e non ha accertato che tipo di impianto c'è, che quadro elettrico, che cavi ci sono e di che sezione etc ....

il consulente del tribunale, come al solito, si basa sui documenti.

Non approfondisce gli esami fino a renderli strutturali (capita solo su PLCForum che ci siano consulenti che aprono cassette e sfilano cavi... credimi) quindi, a questo punto la vertenza si basa solamente sulla scatolina tonda orribile messa dietro al piantone del box doccia che, a quanto sembra, al perito del tribunale non interessa nulla.

Solamente un deficiente potrebbe accettare una cosa del genere ed un deficiente di pari livello potrebbe realizzarla, ma mettiamo caso che li dentro ci sia un cavo in FG16 e che il tutto sia stato realizzato con un po' di cervello... come la mettiamo?

C'è da smontare il box doccia ed aprire la scatola... chi le paga queste operazioni?

Cerca di calcolare per bene gli interventi, analizza il più possibile quello che si vede dall'altra parte del muro, opera una ricerca sui prodotti utilizzati...

Non sbattere la testa su quella scatoletta, dimenticatela! Ci sono altri motivi ben più importanti per contestare quel documento, perchè è sul documento che devi far leva

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11 ore fa, Maurizio Colombi ha scritto:

 

il consulente del tribunale, come al solito, si basa sui documenti.

Non approfondisce gli esami fino a renderli strutturali (capita solo su PLCForum che ci siano consulenti che aprono cassette e sfilano cavi... credimi) quindi, a questo punto la vertenza si basa solamente sulla scatolina tonda orribile messa dietro al piantone del box doccia che, a quanto sembra, al perito del tribunale non interessa nulla.

 

 

E' molto evidente che il CTU in questa situazione, anche un pò banale se vogliamo, sta rimanendo ai margini limitandosi a rilevare ciò che vede senza sbilanciarsi troppo. Sarebbe bastato forse smontare un interruttore o una presa e vedere che cavi ci sono.

In ogni caso la Dichiarazione di Conformità dice solo (o vorrebbe dire) che lì in quella data è stato fornito e installato solo un magnetotermico-differenziale e nulla più. Questo può bastare a dire che l'impianto (antecedente al 1990) è idoneo e sicuro? Fa bene un potenziale locatario a "pretendere" maggiore chiarezza e disponibilità da parte del proprietario sugli impianti (in quelle condizioni)? Ha ben chiaro il proprietario che egli ha delle responsabilità?

 

Essendo nuovo di questo utilissimo forum tecnico, colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che stanno legendo e partecipando a questa discussione. Non sono impiantista o esperto elettrotecnico, sono solo un architetto incaricato per la redazione della relazione di parte per la stesura della quale tutti questi contributi e chiarimenti si stanno rilevando molto utili e di ausilio.

Grazie

 

 

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Le norme non sono mai obbligatorie eccetto se non citate  da una legge.

 

Io credo che tu debba dimostrare la pericolosità dell'impianto e quindi dovresti verificare   il coordinamento del differenziale con l'impianto di terra per  la protezione dai contatti indiretti e la protezione magnetotermica delle linee. Ho letto molte cose della cassetta in bagno e se ci fosse un trasformatore d'isolamento e se ci fosse un cavo doppio isolamento? Quindi, è stata verificata la presenza  e il coordinamento dell'impianto di terra; c'è? E' stato  verificato b<=In<=Iz s'è soddisfatta?  IO chiederei al giudice di chiamare a testimoniare l'installatore che ha rilasciato la dico,perché non è possibile risalire alla data della stessa. Inoltre passerei alla forma:verifica camerale e requisiti della ditta che ha rilasciato la diri e non la dico,perché l'impianto è antecedente al 2008 e non è possibile rilasciare la dico.Poi,è palese che nel caso dovesse succedere un sinistro con lesioni si andrebbe  nel panale e lì le perizie sarebbero fatte più approfondite.Il proprietario è sempre responsabile. Questa è la mia opinione da profano.

Edited by fradifog
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9 minuti fa, fradifog ha scritto:

E' stato  verificato b<=In<=Iz s'è soddisfatta? 

Scusa ma questa specifica domanda è arrivata illegibile  ...... potresti rimandarla?

Per il resto non sappiamo come è composto l'impianto e se è effettivamente suddiviso in più linee. Circa l'opportunità di chiamare l'installatore a testimoniare ritengo che possa essere  una buona idea: riferirò all'avvocato insieme al quale valuteremo.

Grazie

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1 ora fa, vitoqu ha scritto:

Scusa ma questa specifica domanda è arrivata illegibile  ...... potresti rimandarla?

Per il resto non sappiamo come è composto l'impianto e se è effettivamente suddiviso in più linee. Circa l'opportunità di chiamare l'installatore a testimoniare ritengo che possa essere  una buona idea: riferirò all'avvocato insieme al quale valuteremo.

Grazie

Non ho capito cos'è non leggibile?

 

 

Edited by fradifog
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Maurizio Colombi

La versione esatta sarebbe:

Ib<=In<=Iz 

e praticamente è la regola base per il calcolo delle protezioni delle linee.

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Scusami ma non conoscevo l'esistenza di quella regola. Comunque sicuramente non è stata fatta questa verifica, così come tutto il resto.

 

Per la cronaca, ritornando alla Dichiarazione di Conformità, mi accorgo ora che l'installatore ha dichiarato, barrando la casella corrispondente, di "aver seguito la norma tecnica applicabile all'impiego: DM 37/08". Se capisco bene non è correttamente espressa l'applicazione della norma tecnica di applicazione della regola dell'arte CEI 64-8 che è richiesta dal D.M. 37/08.

 

Inoltre, se è vero la che la stessa norma tecnica 64-8 classifica in ZONA3 l'area intorno del lavandino e che quindi c'è libertà di installazione prese, però è anche vero che nella Zona 3 le prese a spina e altri dispositivi devono essere protetti tramite separazione elettrica individuale, alimentazione SELV ed altre forme di protezione supplementare. E' giusto?

 

Grazie ancora e buona domenica a tutti.

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Maurizio Colombi

Ripeto!!!!!

Lascia perdere gli errori commessi in campo, sono molto interpretabili e vivono in un loro mondo (sia gli errori che chi deve interpretarli) e non te la caveresti più.

Il documento che ti hanno presentato non è corretto, mancano dei pezzi... devi basarti su quello e basta, al limite ci aggiungi come l'osso per il brodo, le magagne che hai trovato in giro per casa.

Ma il tecnico incaricato sei tu.

 

P.S. non vorrei dare brutti consigli, ma se avessi intenzione di continuare a fare queste perizie cercati un associato del settore, magari un bravo elettricista, mi raccomando NON un perito o ancora peggio un ingegnere tanto la firma la metti tu.

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