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Somma di controllo checksum


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Inserita:

Ci sono clienti e clienti, persone e persone. Il mese scorso sono stato da un cliente che si è imbufalito perchè dopo che gli ho montato delle modifiche concordate in precedenza si è accorto che alcune aggiunte fatte da lui in autonomia sono andate perse. Il tutto perchè non mi ha fornito l'ultima versione di softteare aggiornata prima che ci mettessi mano io. Ma inbufalito di brutto. Tenendo conto poi che questo scenario era tra quelli elencati sulla liberatoria che aveva sottoscritto al ricevimento del programma macchina. Comunque in una zienda non è il softwarista che deve decidere che regole applicare, ma solo dire quali sono i limiti tecnici delle possibili strategie.

Inserita:
On 3/28/2026 at 10:50 AM, Marco Fornaciari said:

Mi si perdoni, ma mi sto convincendo che il nostro Mister_X non sia la persona giusta per il lavoro che sta svolgendo: sta andando oltre i suoi compiti lavorativi fantasticando oltre, da sviluppatore questi sono problemi che non gli competono. 

Qualora fosse anche il collaudatore, una volta scoperto la manomissione deve passare la patata al rappresentate legale delle ditta dove lavora e farsi da parte, interviene solo se interpellato.

 

Come già detto, nell'azienda dove lavoro disegno schemi, sviluppo software e collaudo gli impianti, tutto il resto non mi riguarda MA... mi è stato chiesto un consiglio dal mio datore per questo discorso e mi sto appunto informando.

Leggendovi sono arrivato al punto che se il modo di farla franca c'è sempre quindi la soluzione è da ricercare in un modo diverso, il checksum fa ben poco.

 

 

Inserita:

l'unica maniera per essere sicuro che nessuno tocchi niente è blindare il sw con le password, poi puoi consegnare al clinete il sw con relative password su un supporto usb/cd/altro sigillato e lo accompagni con una lettera del legale, se in un futuro succede qualcosa e la busta non è sigillata sono problemi del cliente, se invece è sigillata sono tuoi. Dove lavoravo qualche anno fa si faceva così.

Inserita:
35 minutes ago, Mattia Spoldi said:

l'unica maniera per essere sicuro che nessuno tocchi niente è blindare il sw con le password, poi puoi consegnare al clinete il sw con relative password su un supporto usb/cd/altro sigillato e lo accompagni con una lettera del legale, se in un futuro succede qualcosa e la busta non è sigillata sono problemi del cliente, se invece è sigillata sono tuoi. Dove lavoravo qualche anno fa si faceva così.

Sembra una buona idea, ma da come dice il nostro avvocato, questa lettera non ci assicura in ambito penale (civile si).

Marco Fornaciari
Inserita:

In ambito penale ti salva solo la presenza dei pulsanti di arresto di emergenza (e la fortuna), tutto il resto i giudici e i periti non sono in grado di capirlo e accettarlo. **

Considera che essendo materia elettrica, nella maggior parte dei casi i periti sono elettrotecnici della distribuzione o/e ingegneri teorici della sicurezza, sono rari i casi nei quali si è in presenza di esperti di sicurezza in campo nei singoli contesti: quasi sempre solo se c'è incendio.

Poi da non sottovalutare alcune cose cose (ti rispondo da ex artigiano e da quasi*** progettista della sicurezza):

1- l'ingerenza delle assicurazioni che non vogliono pagare a cominciare da INAIL, a seguire INPS alla quale poi i problemi sanitari vengono sbolognati (esperienza con mia moglie)

2- il fatto che essendo materia complicata e che fa presa su sindacati e opinione pubblica i tribunali voglio chiudere rapidamente

3- il fatto che si ritiene che il datore di lavoro ha sempre torto, NO le norme e le leggi dicono ben diverso, se il lavoratore non ritiene di essere in sicurezza DEVE rifiutarsi di eseguire il lavoro o/e usare macchine

4- a subire incidenti sono al 98% dei casi i soliti praticoni, che anche in presenza di corsi formazione credono di essere superiori                    

5- fanno più danni i servi sciocchi dei cattivi padroni.

 

 

**

Giusto per esempio cito cosa hanno imposto AUSL e tribunale del lavoro su un mio impianto dove già era presente un cablaggio di massimo grado di sicurezza con addirittura tripli controlli ridondati (di norma sono due i controlli): un ulteriore selettrore di blocco a chiave con chiave in mano agli operatori.

Praticamente hanno raddoppiato un controllo già esistente e scavalcato sistematicamente con le altre chiavi che non devono essere in mano agli operatori.

Gli operatori avevano palesemente torto, ma gli è stato dato ragione.

Le chiavi sono quelle dei microinterruttori del cancelli, che gli operatori si sono costruiti in proprio. Che poi l'azienda lo sapesse è un discorso diverso che va sanzionato a parte sempre e comunque, non se ci scappa il quasi decapitato.

 

***

Scrivo "quasi" in quanto la sicurezza delle macchine deve essere progetta da progettista meccanico, o consimile, della macchina o/e dell'impianto, il progettista elettrico deve progettare l'installazione delle idonee apparecchiature di controllo e gestione.

 

Concludento.

Per avere una buona cautela, come costruttore o/e ultimo venditore di una macchina o/e impianto bisogna fare un buon contratto di vendita e produrre tanta carta da consegnare, magari avere anche una buona assicurazione che tramite propri periti assista in caso di chiamata in causa.

Altre buona regola è inserire nella fornitura X ore di formazione agli operatori (che in tanti casi sono pure obbligatorie), e se chi compra non lo vuole fare si verbalizza tale rifiuto.

A livello SW è meglio lasciare perdere, è un attimo che qualcuno sostenga in tribunale che il SW protetto non essendo controllabile può essere bacato: vai a dimostrare il contrario.

Mattia Spoldi
Inserita:
10 ore fa, Mister_X_ ha scritto:

Sembra una buona idea, ma da come dice il nostro avvocato, questa lettera non ci assicura in ambito penale (civile si).

Allora l'unica cosa che puoi fare per stare sul sicuro è blindare tutto e non permettere al cliente di modificare niente

Marco Fornaciari
Inserita:

Infatti tanti costruttori di macchine fanno così, e pure gli utenti più accorti stipulamo almeno contratti di assistenza.

Da tanti anni, parecchi produttori ma beni per il pubblico, acquistano impianti con assistenza continua di personale del produttore dei macchinari: di fatto quei tecnici entrano in turno nello stabilimento.

Di solito in questi contratti è compreso anche l'aggiornamento continuo alla nuove norme e alle nuove tecnologie.

Una cosa è cambiata negli ultimo 30-35 anni, le macchine e gli impianti non sono più affittati ma venduti.

 

Dalla parte del costruttore delle macchine e degli impianti c'è pure la direttiva macchine e la 81/2008.

Sono i commerciali a mettere in crisi il costruttore, promettono tutto senza sapere nulla: non per nulla non gradiscono, anzi aberrono, parlare con i tecnici del committente.

 

 

Roberto Gioachin
Inserita: (modificato)
23 ore fa, Mister_X_ ha scritto:

Sembra una buona idea, ma da come dice il nostro avvocato, questa lettera non ci assicura in ambito penale (civile si).

Si ma scusa..  cosa significa?

Le leggi e le normative sono fatte per poter lavorare in sicurezza, non per mettere in galera qualcuno.

Se guardi le sentenze penali, vedi che in caso di incidente grave si vanno a cercare tutti i "Responsabili", non si pesca a strascico.

L'importante quindi è dimostrare l'esistenza di una manomissione eseguita dal cliente o chi per lui. L'amministratore e i responsabili del costruttore dovranno rispondere in sede penale, ma alla fine non saranno mai condannati per le manomissioni di altri.

Modificato: da Roberto Gioachin
Livio Orsini
Inserita:
25 minuti fa, Roberto Gioachin ha scritto:

L'amministratore e i responsabili del costruttore dovranno rispondere in sede penale, ma alla fine non saranno mai condannati per le manomissioni di altri.

 

Scusami, ma io non ne sarei così sicuro.

Dipende dai magistrati che ti capitano nelle 3 sedi di giudizio, 1° grado, 2° grado e cassazione.

In nquesti anni si è visto di tutto e di più dai colpevoli tutti al nessun colpevole; mi riferisco solo ai casi più gravi dove c'è stato almeno un morto.

Purtroppo si continua a dire che l'Italia è la patria del diritto, perchè nel mondo occidentale si studia ancora diritto romano ma, purtroppo, l'Italia è soprattutto la patria del rovescio.

Spesso il colpevole è quello più debole economicamente.😢

Oltre al rispetto delle norme, oltre a cercare anche di prevenire eventuali problemi che le norme non prevedono, è sempre bene cercare di farsi amico un santo che scongiuri eventuali incidenti.

Roberto Gioachin
Inserita:

Certo Livio, su questo sono pienamente d'accordo. Ho esperienze quasi dirette su quello che affermi e questa cosa non è che mi consola molto.

Ho anche avuto riscontri di situazioni che sono andate come previsto, esattamente come ho descritto, e quella "dovrebbe" essere la regola.

Addirittura porto un esempio in cui un macchinario con il quale c'è stato un infortunio, si è verificato che il macchinario non era completamente a norme per quanto riguarda la sicurezza, ma la carenza non era stata la causa dell'incidente. Il costruttore non ha avuto conseguenze penali, ma ha dovuto richiamare e modificare tutte le macchine costruite con quella carenza.

Noi rispettiamo le regole e poi speriamo che i giudici le rispettino anche loro. Se non facciamo così possiamo anche smettere di lavorare e rischiare.

Livio Orsini
Inserita:
5 minuti fa, Roberto Gioachin ha scritto:

Noi rispettiamo le regole e poi speriamo che i giudici le rispettino anche loro. Se non facciamo così possiamo anche smettere di lavorare e rischiare.

 

Hai ragione!

Purtroppo la non certezza del diritto, e le smisurate lungaggini dei processi italici, sono tra le maggiori cause della ritrosia delle aziende, specialmente per quelle straniere, ad investire in Italia.

 

Marco Fornaciari
Inserita:

Purtroppo il diritto si basa sulla cultura classica, noi abiamo una cultura tecnica.

Ma la cultura tecnica ha un difetto: non è ritenuta precisa come quella classica.

Poi come è già scritto, se a valutare un dispositivo di sicurezza elettrica chiami un esperto di elettrotecnica e non uno di sicurezza, ovvero un meccanico, arrivare almeno secondi è dura.

 

Per mia fortuna come presentatore e descrittore della direttiva macchine e delle norme europe, quando sono entrate in vigore, ho avuto uno degli stesori e relatori di tali norme al parlamento europeo, e anche lui sapeva benissimo delle difficoltà che stiamo citando, e che difficilmente si sarebbe raggiunto un grado di sicurezza valido.

Essendoci stato a installare impianti, non è che se l'Italia piange: Francia, Germania, Inghilterra e Svizzara ridono, anzi ho visto cose da non non ammesse da oltre un secolo.

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