Jump to content
PLC Forum


Strano comportamento potenziometro.


Andrea25
 Share

Recommended Posts

Buonasera a tutti .

N el mio alimentatore da banco ( vecchio kit di nuova elettronica ) ho sostituito il potenziometro dei volt da 10 Kohm con due da 4,7 kohm in serie perchè mi risultava difficile una regolazione fine della tensione.

Al collaudo ho questo problema : lascio uno dei due potenziometri a circa metà rotazione e finisco di regolare con l'altro ma appena inizio a ruotare il secondo la tensione sale ma ad un certo punto è come se il potenziometro avesse un contatto interno e la tensione crolla al valore minimo di circa 2 volt ; proseguendo con la rotazione di un paio di millimetri la tensione schizza al valore corrispondente per quella posizione del potenziometro e nello stesso momento dentro il corpo ( del pot. ) si vede una scintilla !! Che cosa può significare ??

Specifico che :

 - i potenziometri sono nuovi ( comprati nstamattina )

 - il problema c'è anche invertendo di ruolo i due potenziometri

Saranno mica difettosi tutti e due ?!

Anticipatamente ringrazio . 

Link to comment
Share on other sites


Esatto, mostraci come li hai connessi. Inoltre, consiglio mio, meglio se invece di due ne metti sempre uno da 10k ma multigiri. Costa un po' di più ma hai una regolazione estremamente precisa.

Link to comment
Share on other sites

Livio Orsini

Stai cercando di realizzare la regolazione usando un approccio che può anche essere corretto, se ben fatto.

L'uso di 2 potenziometri in serie non è adatto.

Devi realizzare un sommatore tramite un operazionale.

Usi 2 potenziometri alimentati in parallelo dall'uscita del regoaltore e poi li sommi con peso differente,, solitamente 1:10.

In questo modo ottieni la variazione grossolana e fine dellatensione di uscita.

Altrimenti segui il consiglio di Ctec

Edited by Livio Orsini
Link to comment
Share on other sites

del_user_97632

Perche 2 potenzionmetri in serie non vanno bene ? Qualcuno ha voglia / tempo di spiegare ? Un po' di scuola sempre gradita.

Link to comment
Share on other sites

Livio Orsini

Perchè mettendoli in serie il secondo potenziometro non effettua solo una piccola percentuale di variazione sulla tensione del primo, ma varia tra 0 e tutto il valore di tensione rpesente sul cursore del primo. In pratica il primo potenziometro limita solo il valore massimo di tensione del secondo.

Basta disegnare lo schema con 2 resistori in luogo di 2 potenziometri, così da ricreare i 2 partitori, poi basta applicare la legge di ohm per capire come funziona il sistema.

Meglio, se si dispone di un simulatore circuitale, lo si vede in pratica con i 2 potenziometri in cascata.

 

L'unico modo per avere la funzione "grossolana" e "fine" è realizzare un sommatore con peso diferente.

Link to comment
Share on other sites

23 minuti fa, _angelo_ ha scritto:

Perche 2 potenzionmetri in serie non vanno bene ?

Se il potenziometro è impiegato come resistore variabile , problemi non ci sono se collegati correttamente in serie , se invece , il suo ruolo è di potenziometro , come fai , colleghi in serie i due potenziometri , ottieni il valore totale giusto , ma come colleghi i cursori ? Puoi mettere un selettore che collega o l'uno o l'altro al circuito base , ma non sempre è possibile e comunque è una complicazione .Meglio la soluzione data , del multigiri , oppure modificare lo schema in base alle necessità .

Edited by gabri-z
Link to comment
Share on other sites

Allora il sistema dei potenziometri in serie esiste in molte machine proprio per la regolazione fine, solo che il collegamento è un pò particolare, se l'apparato richiede 10k e tu ne metti due in serie da 5k con che criterio li colleghi? per forza di cose uno resta potenziometro e l'altro deve essere collegato come reostato ecco che abbiamo una regolazione fine, ma i valori devono essere diversi, la regolazione primaria la fa un potenziometro da 10 k la regolazione la fa un reostato da 1k in serie, sulle saldatrici che ho in manutenzione questo sistema viene usato molto.dopo metto uno schemino se può aiutare.

reg-fine.jpg

Edited by rfabri
Link to comment
Share on other sites

Livio Orsini
17 minuti fa, rfabri ha scritto:

se l'apparato richiede 10k e tu ne metti due in serie da 5k con che criterio li colleghi? per forza di cose uno resta potenziometro e l'altro deve essere collegato come reostato ecco che abbiamo una regolazione fine,

 

E un sistema rozzo e non lineare che può, forse, essere sufficiente per una macchina come una saldatrice.

In pratica, agendo sul reostato, è come se spostassi la posizione del cursore, solo che l'effetto del cursore non è più lineare ma dipende dalla posizione del reostato.

Edited by Livio Orsini
Link to comment
Share on other sites

4 minuti fa, Livio Orsini ha scritto:

E un sistema rozzo e non lineare che può, forse, essere sufficiente per una macchina come una saldatrice.

Ha un certo effetto solo se l'impedenza d'ingresso del circuito è sufficientemente bassa. Se l'ipedenza d'ingresso del circuito è molto più elevata l'influenza del reostato diventa trascurabile.

Ma se l'impedenza d'ingresso del circuito è sufficientemente bassa il primo potenziometro "spancia", ovvero la sua variazione non ha un'effetto lineare ma segue un una curva; curva che varia anche secondo la posizione del reostato.

giustissimo, è per quello che in serie puoi mettere solo un reostato 1/10 del potenziometro altrimenti si ha l'effetto che dici ,infatti non è una regolazione fine ma una correzione fine del valore desiderato.

Link to comment
Share on other sites

del_user_97632

Oh grazie, per me ottimo ripasso, ricordo gia dai tempi della scuola che i potenziometri non riuscivano a essere spiegati in maniera semplice ma solo con le solite formule su formule.

 

Una domanda che farei, per chi ha volgia / tempo, e': se ho un circuito con impedenza d'ingresso 10K, che potenziometro andrebbe usato ?

 

Un' altra domanda di cui immagino la risposta, ma per conferma. Quale differenza c'e', riguardo la tensione tra 1 e 2, tra queste 2 connessioni ?

 

image.png.e1ce34fde599edd5f02170addbbbbbe7.png

Edited by _angelo_
Link to comment
Share on other sites

13 minuti fa, _angelo_ ha scritto:

Quale differenza c'e', riguardo la tensione tra 1 e 2, tra queste 2 connessioni ?

Seguirebbe lo stesso grafico , con lo stesso effetto '' scintillante '' sul cursore , arriverà evidentemente a cortocircuitare la VCC , se il potenziometro non si è fuso prima.

Link to comment
Share on other sites

In ogni caso quelle due configurazioni non sono a potenziometro ma a reostato o resistenza variabile, e mai da adottare se non con una r limitatrice di corrente in serie,come dice gabri

30 minuti fa, gabri-z ha scritto:

se il potenziometro non si è fuso prima.

 

2potserie.jpg

Edited by rfabri
Link to comment
Share on other sites

44 minuti fa, _angelo_ ha scritto:

Quale differenza c'e', riguardo la tensione tra 1 e 2, tra queste 2 connessioni ?

nessuna.

Link to comment
Share on other sites

13 minuti fa, hfdax ha scritto:

nessuna.

Invece...si .

Nella prima figura , nel caso di imperfetto contato del cursore , la corrente che viene assorbita dalla VCC si limita al valore minimo VCC/R , mentre nel secondo tipo di collegamento (che non uso mai ) , la corrente si annulla in caso di mancato contatto del cursore .

 

P.S. A pensare bene , disegnato così , hai ragione , se la VCC è abbastanza ''forte'' , la tensione tra '' 1 '' e '' 2'' è sempre VCC fino al momento del contatto cursore - ''1'' ,quando diventa 0V .

Edited by gabri-z
Link to comment
Share on other sites

del_user_97632

Si scusate il collegamento a massa non "geniale" :)  Ho provato a modificare il messaggio per togliere l'errore, pare che non si possa piu.

comunque, schema corretto sarebbe

 

 

image.png.185b919c76cfe7024587ae68617b91a2.png

 

13 minuti fa, gabri-z ha scritto:

Nella prima figura , nel caso di imperfetto contato del cursore , la corrente che viene assorbita dalla VCC si limita al valore minimo VCC/R , mentre nel secondo tipo di collegamento (che non uso mai ) , la corrente si annulla in caso di mancato contatto del cursore .

Ecco, interessante, in effetti il collegmaento di destra si vede poco in giro.

 

 

Link to comment
Share on other sites

La prima cosa che mi è venuta in mente, pensavo a due reostati in serie, e che uno dei due fosse logaritmico e l'altro lineare.

Quote

In ogni caso quelle due configurazioni non sono a potenziometro ma a reostato o resistenza variabile, e mai da adottare se non con una r limitatrice di corrente in serie,come dice gabri

Beh dipende....che senso ha usare un reostato fra + Vcc e GND? Non mi viene in mente nulla...in compenso mi vengono in mente tanti reostati collegatio a GND senza resistenza limitatrice.

 

Link to comment
Share on other sites

Livio Orsini
7 ore fa, rfabri ha scritto:

,infatti non è una regolazione fine ma una correzione fine del valore desiderato.

 

nemmeno questo è vero perchè dipende dalla posizione relativa dei 2 cursori.

Con il reostato tutto inserito i potenziomentro effettua piccole variazioni, con il reostato completamente disinserito il potenziometro effettua una comnpleta variazione su tutta la gamma.

4 ore fa, Nino1001-b ha scritto:

.in compenso mi vengono in mente tanti reostati collegatio a GND senza resistenza limitatrice.

 

Poi si chiedono perchè il reostato fuma.:smile:

Link to comment
Share on other sites

17 minuti fa, Livio Orsini ha scritto:

 

nemmeno questo è vero perchè dipende dalla posizione relativa dei 2 cursori.

 ho  specificato che il reostato è 10 volte più piccolo di valore del potenziometro, per quello che il reostato non influisce moltissimo.

Link to comment
Share on other sites

27 minuti fa, Livio Orsini ha scritto:

perchè dipende dalla posizione relativa dei 2 cursori.

Livio  intendeva certamente che non è precisato il punto di prelievo segnale sul tuo schema e che tutti e due sono potenziometri usati come reostato .

Almeno credo...

Non è lo stesso se prelevi segnale tra i due , o tra la resistenza ed il primo.

Edited by gabri-z
Link to comment
Share on other sites

ok, io mi riferivo al primo schema che ho postato e che anch'io trovo  applicato in quel modo, il secondo schema mio non viene mai usato se non per creare dei carichi particolari ma solo con reostato di grossa potenza.

4 minuti fa, gabri-z ha scritto:

Ma ..Andrea , dov'è ?:lol:

:whistling::senzasperanza: beato lui sarà andato a spasso, sono io e altri di voi che siamo a casa con il pc vicino mentre la moglie si guarda la domenica live della Durso sul 5 che barba:thumbdown: :roflmao:

Edited by rfabri
Link to comment
Share on other sites

Livio Orsini
21 minuti fa, rfabri ha scritto:

ho  specificato che il reostato è 10 volte più piccolo di valore del potenziometro, per quello che il reostato non influisce moltissimo.

 

Influsce per circa 1/10 quando il cursore del potenziometro è al massimo.

Influisce per quasi niente quando il valore del potenziometro è quasi a zero.

Tanto per fare un esempio numerico: reostato da 1000 ohm, potenziometro da 10kohm; alimentazione partitore 10 V.

 

Cursore potenziometro al massimo ==> vairazione della tensione tramite reostato da 10V a 9.09V circa.

Cursore potenziometro ad 1/10 dallo zero (circa 1000 ohm dallo zero) ==> variazione reostato da 0.909 V a 1V passando da tutto incluso a tutto escluso.

Percentualmente la variazione è costante, ma l'effetto sulla regolazione è differente.

Bisogna tenere conto della risoluzione dei potenziometri, che non è infinita. Se questo ha poca influenza nell'intorno dei 10V, diventa invece molto influente nell'intorno del volt.

 

Poi, indubbiamente, su molte applicazioni è più che sufficiente per realizzare la funzione "coarse/vernier"

 

A scanso di equivoci io mi riferisco al primo schema di Rfabri

 

Edited by Livio Orsini
Link to comment
Share on other sites

Guest
This topic is now closed to further replies.
 Share

×
×
  • Create New...