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Idee per un PNIEC efficiente

L'Italia è uno dei Paesi leader in Europa per impiego di soluzioni cogenerative e l'attuale parco CHP italiano consente di avere circa 6 miliardi di metri cubi di gas evitati e emissioni di CO2 evitate pari a 13,5 milioni di tonnellate.



Nell'ambito della produzione combinata, la CAR costituisce la parte virtuosa, garantendo un risparmio di energia primaria nell'ordine dell'11% (indice PES) rispetto alla produzione separata di energia elettrica e calore. Purtroppo risulta che, secondo stime ITALCOGEN, solo il 50% di questi impianti CAR ottengono degli incentivi (certificati bianchi), ossia solo il 15% del parco complessivo di cogenerazione. Dalle recenti stime del GSE effettuate nell'ambito della valutazione del potenziale della CAR del teleriscaldamento efficiente, risultano impianti CAR per 13,4 GW elettrici con calore cogenerato di 35,5 TWh di cui il 75% riguarda utenze
industriali.

La rilevanza che la cogenerazione ha assunto negli anni nel nostro Paese rende le incertezze e i rischi cui tale tecnologia oggi è sottoposta particolarmente impattanti: alcune politiche comunitarie e nazionali rischiano infatti di produrre conseguenze negative per la sicurezza del sistema elettrico nazionale, per la competitività delle imprese che utilizzano questa soluzione, per gli obiettivi di decarbonizzazione e per i consumi energetici di energia primaria.

A titolo di esempio la tassonomia verde UE (Regol. Deleg. 2022/1214) prevede per la cogenerazione requisiti più stringenti rispetto alla generazione separata, sebbene quest'ultima non porti tutti i benefici energetici e ambientali della CAR, e prevede inoltre che i cogeneratori che entreranno in funzione dal 2023 dovranno consumare una quantità crescente di biocombustibili in sostituzione del gas naturale.

La Dir. Efficienza Energetica impone agli Stati Membri di ridurre il consumo di energia di almeno l'11,7% al 2030 rispetto alle proiezioni del 2020 e suddivide gli obiettivi in consumi di energia finale e consumi di energia primaria.

Il PNIEC dovrebbe, non solo concentrarsi sull'aumento progressivo di energia rinnovabile nella generazione nazionale, ma anche nella riduzione dei consumi energetici finali e primari. A tale proposito il GSE valuta un potenziale finanziario (ossia economicamente sfruttabile) di calore prodotto da CAR circa doppio di quello attuale (67 TWh a fronte degli attuali 35 TWh).

Vien da sé che è fondamentale per ragioni energetiche, ambientali e produttive che l'insieme degli impianti cogenerativi, in particolare quelli CAR, continuino ad apportare un contributo positivo al sistema.

Alla luce di tutto quanto predetto, si ritiene che l'aggiornamento del PNIEC debba tenere conto del potenziale contributo della CHP prevedendo la costituzione di idonei elementi abilitanti, all'interno degli spazi individuati: Ambito incremento della resilienza del sistema energetico nazionale; Ambito contingency plan; Ambito riforma del mercato a favore degli utenti finali; Ambito regime di sostegno; Ambito rinnovabile; Ambito mantenimento e sviluppo efficienza.

Il pilastro della strategia di decarbonizzazione italiana deve essere l'approccio "Energy Efficiency First", basato sul presupposto che, laddove i miglioramenti dell'efficienza si dimostrino più convenienti o a maggior valore aggiunto, essi dovrebbero avere la priorità su qualsiasi altro investimento.

Riducendo i consumi è meno oneroso decarbonizzare il sistema, in quanto è minore l'energia da fornire a parità di richiesta finale. Questo già dimostra come il principale ambito di intervento della CAR è quello industriale.
Marco Manchisi, Coordinatore Centro Studi Italcogen, fed. Anima
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